L'eutanasia è da sempre un argomento che mi sta molto a cuore, forse per la sua incredibile delicatezza; è difficile per una persona sana e approssimativamente felice capire le ragioni che possano spingere qualcuno a scegliere di porre fine alla propria esistenza ed io stessa, da persona sana e approssimativamente felice, non lo capisco. Reputandomi una persona abbastanza empatica, sono quasi sempre riuscita a immedesimarmi nei pensieri altrui e nei loro dolori, e quasi sempre sono riuscita in qualche modo a comprendere le loro ragioni anche quando non le condividevo; tuttavia scegliere di morire per me rimane un mistero, qualcosa di inspiegabile che va contro ogni istinto naturale e ogni logica da me accessibile.
La morte è da sempre un tormento per gli uomini, la maggior parte non si rassegna all'idea e cerca sollievo nella speranza di una vita ultraterrena, altri semplicemente cercano di pensarci il meno possibile per non cadere nel baratro profondo e senza via d'uscita della ricerca del senso della vita. Essendo la destinazione certa e inevitabile del viaggio di tutti gli esseri viventi, affrettare l'arrivo e perdersi il tragitto mi sembra una grande fregatura; è persino troppo breve per poter vedere tutto quel che c'è da vedere, per poter leggere tutto quello che c'è da leggere, per poter sapere tutto quello che c'è da sapere che ridurla ancor di più è come leggere le prime dieci pagine di Dieci piccoli indiani e poi saltare all'ultima pagina per vedere chi è l'assassino; pensate che Agatha Christie abbia scritto un intero libro solo per far sapere chi era l'assassino? Sarebbe bastata una pagina con nome e cognome, e avremmo tutti risparmiato tempo, soldi, alberi e inchiostro.
Quello che succede nella testa di chi decide di non avere più nulla da fare su questa Terra, di non voler più vedere il mare, di non voler più sentire il cinguettio degli uccellini, di non voler più tentare -gesticolando e incespicando in una lingua che non conosce- di farsi spiegare la strada per Le Sacré Cœur, di non voler più provare l'arpeggio di Stairway to Heaven, di non voler più avere l'occasione di ridere fino alle lacrime quando qualcuno inciampa e ruzzola per le scale è incomprensibile per le menti che ne stanno fuori.
E, come sempre, purtroppo, ciò che non si comprende si condanna.
La storia di Brittany è ben diversa dalle altre storie, è molto più tragica e merita un attimo di riflessione. Non si tratta di decidere se la scelta di morire sia giusta o sbagliata, in questo caso non esiste giusto o sbagliato. La ragazza era "destinata" (trattare questo termine con cautela) a morire nel giro di qualche mese tra atroci sofferenze a causa di un tumore al cervello, e non serve essere medici per capire che non si tratta di una polmonite. E il Papa mi sta a dire che non augurare una morte dolorosa a breve termine ad una persona è una falsa compassione? La sua, di compassione, invece è vera? La compassione di chi si siede su un trono, sputa sentenze basate su un libro scritto chissà quando da chissà chi e affida le disgrazie e i dolori altrui nelle mani di un Dio a cui lui crede? Al telegiornale, d'altra parte, si sente solo quello che dice il Papa e non c'è l'ombra di una qualsiasi controparte, lui parla e noi dobbiamo starlo a sentire anche se quello che dice e pensa non ci interessa minimamente. Siamo in un Paese costituzionalmente laico che di laico non ha niente.
Non possiamo giudicare la scelta di Brittany giusta o sbagliata per il semplice fatto che non ci riguarda, è una scelta che lei ha fatto della sua vita e solo lei ha il diritto di giudicarla. Non ha ripercussioni su di noi, al massimo ha qualche ripercussione sulla sua famiglia che tra l'altro alla fine l'ha anche accettata e appoggiata. Come vi sentireste se qualcuno venisse a giudicare le scelte che prendete nella vostra vita? Se il mondo stesse lì a discutere se è giusto o sbagliato che voi abbiate scelto di fare l'avvocato o il contadino? Che voi abbiate deciso di sposare una donna o rimanere soli per la vita? Chissenefrega! E' la vostra vita e nessuno può permettersi di intromettersi. Io non lo permetterei a nessuno.
Quindi io non vi dirò se concordo o meno sulla scelta di Brittany, non so nemmeno cosa avrei fatto al suo posto; quello che so è che non spetta a me dire cosa è giusto o sbagliato. E non spetta a nessuno di voi.
Ci sono cose che non possono essere capite se non le si vive personalmente ed è per questo che decisioni su tali avvenimenti non possono essere lasciate nelle mani di chi non ha la minima idea di come ci si sente.
Non capisco perchè è così difficile lasciare la gente libera, non riesco proprio a capire perchè pretendiamo che gli altri si comportino secondo le nostre regole e la nostra morale, come se fosse l'unica possibile e l'unica legittima.
L'eutanasia non è un'opportunità che va data solo alle persone che, come Brittany, non hanno più la speranza di guarire e di vivere serenamente, è un'opportunità che va data a tutti. Questo non vuol dire che dev'essere alla mercé di tutti, sono necessari controlli, psicologi e tutte le precauzioni che una cosa di un peso così grande necessita. E' giusto che si faccia il possibile per evitare una tale tragedia e probabilmente molti suicidi verrebbero evitati, la gente invece di uccidersi nei modi tradizionali andrebbe a cercare una morte più dolce e prima di di tutto riceverebbe sostegno e aiuto, magari cambierebbe idea. E anche se non cambiasse idea, potrebbe avere una morte più dignitosa e nessuno avrebbe il terribile compito di tirare giù un corpo dal cappio, cercare pezzi sparpagliati tra i binari o nel cemento sotto un grattacielo.
E' vero che nessuno è in grado di sopportare l'idea di perdere chi ama, ma è anche vero che è meno traumatico vedere i propri cari morti serenamente in un letto che appesi al lampadario della cucina. Sono immagini che restano per sempre.
Vietare l'eutanasia non ha mai impedito ad una persona disperata di togliersi la vita, gliel'ha soltanto reso più difficile. Dare la possibilità a qualcuno di morire in serenità, vuol dire dargli anche la possibilità di essere seguito e curato da persone competenti. Vuol dire dargli un'altra opportunità, l'occasione di capire che sta sbagliando. E se non dovesse cambiare idea, è bene iniziare a farsene una ragione. Alcuni dicono che la vita è un dono, che dono è se diventa un obbligo?
Live and let die
Mai parole furono più appropriate.
Novembre 2013
Follia. Ignota, misteriosa, incomprensibile, che celò la deludente disfatta e mascherò la riprovevole realtà; che ti spinse verso l’ignoto epilogo di una disperata esistenza o verso l’inizio certo di un interminabile nulla.
Paura nascosta sotto ogni centimetro di pelle, solitudine temuta dopo la sua infinita ricerca, consapevolezza di un mondo fallace, crudele e avverso. Avverso, eppure, fu il fato che intrecciò con destrezza i suoi fili peggiori realizzando la trama di un’ingiusta tragedia. O avverso, forse, fu l’Uomo che non tentò mai di capire la fragilità e la disumana forza di un pensiero. Futile, adesso, la frustrante ricerca di una colpevolezza su cui riversare la desiderata condanna. E labile, domani, sarà il ricordo del tuo dolce sorriso.
Per te, nella speranza che tu abbia trovato la serenità che questa vita non ha saputo darti.
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