martedì 13 gennaio 2015

Allah Akbar

Mi ero ripromessa di non parlare di religione, di lasciar perdere, lasciar correre, di non pensarci. Eppure, incredibilmente la religione mi perseguita; e no, non mi riferisco ai classici metodi di persecuzione, mi riferisco a quel sentire continuamente parlare di religione. Ininterrottamente.
Io non so se gli altri si sentono perseguitati psicologicamente da tutti questi uomini che con la scusa di parlare di dèi parlano di tutt'altro, ma io comincio ad avvertire una certa pressione mentale: accendo la tv il lunedì e in tutti i telegiornali si parla dell'Angelus, guardo scherzi a parte e ci trovo Paolo Brosio in lacrime perché crede di star parlando col Papa, prendo un programma qualsiasi del pomeriggio e si parla di miracoli e miracolati; e ora, ovviamente, dopo l'attentato al Charlie Hebdo, non sento altro che "Allah Akbar". 
Cristiani che accusano i musulmani di essere terroristi, musulmani che accusano i cristiani di essere ignoranti, atei che insultano musulmani, cristiani ed ebrei (giusto perché delle altre religioni non se ne sente parlare) di essere dei creduloni, pseudocredenti di un qualche spirito divino che accusano gli atei di oltraggio.
Mi ero ripromessa di non parlare di religione per tantissimi motivi ma tante volte sono stata sul punto di infrangere questa mia promessa. Ho spesso sentito accusare gli atei di non far altro che parlare di religione nonostante non credano nell'esistenza di dio ed è un'accusa che mi sento di accogliere a braccia aperte, perché è vera; io parlo di religione ogni qual volta ce n'è l'occasione e, udite udite, non lo faccio solo per infastidire (come credono) i religiosi ma spesso e volentieri lo faccio con altri atei. Parlo di religione perché è affascinante e ne parlo con gli atei perché con loro (ma devo ammetterlo, anche con credenti di cui ho molta stima) posso parlarne a 360°; quello con bigotti invece mi sembra il discorso di un'idiota che si fa censurare da un idiota che censura e si autocensura. 
E parlo di idioti, perché solo gli idioti possono privarsi della libertà di pensare
E dunque sì, io credo che la religione si affascinante! Tutte quelle storie e soprattutto tutta la gente che crede a quelle storie. La storia della creazione del mondo, Adamo ed Eva, Abramo e Isacco, Giacobbe e i fratelli, la torre di Babele.. e potrei continuare all'infinito! Tantissime storie che hanno soggiogato milioni di persone per generazioni e generazioni. E pensare che io conosco solo quelle cristiane.. Che spreco! Comunque criticare un ateo perché parla di religione è un po' come criticare un adolescente perché discute con il suo compagno di banco del Signore degli Anelli o criticare due intellettuali perché parlano di filosofia
Dunque oggi rompo la promessa e parlo di religione. Perché? Perché mi sono appena resa conto del fatto che la religione è una scusa, è una scusa a tutto. E non ho voglia di star qui a parlare se l'attentato sia un complotto architettato per motivi che vanno al di là di quello che possiamo immaginare o se sia effettivamente quello che i media ci dicono, e non ne voglio parlare perché dire che sono atea è riduttivo. Dire che sono atea mi limita, e io detesto quando si cerca di limitarmi. Non lo so se di tutte le ipotesi che ho sentito su quest'ultimo attentato, sull'attentato alle Torri Gemelle, ne esista una che si avvicini in qualche modo alla realtà; non lo so, non so che pensare, non so a chi credere, non so che idea farmi. Questo mi spiazza: non avere un pensiero, un'idea, non avere qualcosa in cui credere, perché tutti abbiamo bisogno di qualcosa in cui credere; però mi sento così piccola di fronte a tutto questo che credere a qualcosa per fede e non per logica non sarebbe altro che fare di un pensiero politico-sociale una religione. 
Rompo la promessa e parlo di religione perché mi sono appena resa conto che non si parla più di dio o forse non se n'è mai parlato; si parla solo di quello che si fa in nome di dio, per dio, tramite dio. Si parla di uomini che credono in dio, di uomini che credono che il loro dio pensi questo o quello, di uomini che dicono che dio voglia questo o quest'altro e usano dio per ottenere quello che loro vogliono.
Quindi vi dico che sarebbe bello poter parlare di religione, tutti insieme, e dirci in cosa crediamo, in cosa speriamo; confessare che cosa vorremmo che ci fosse.
Smettiamola di uccidere gli altri con la scusa che vogliamo salvarli e accettiamo il fatto che molti semplicemente non vogliono essere salvati, e teniamo in considerazione l'ipotesi che forse non c'è nulla da cui essere salvati. Non chiudiamo le nostre menti tra i paletti imposti da un libro e non chiudiamo le nostre menti nemmeno tra i paletti del nulla assoluto, lasciamole libere di sognare e di ipotizzare, immaginare.
Quello in cui credo (o non credo) non deve impedirmi di pensare ad altro; impariamo a farci delle domande, a darci delle risposte, a confutare quelle risposte e a darcene altre.

Ma soprattutto, per favore, qualunque sia il dio cui credi, tieni le tue convinzioni e le tue idee lontane dalla società e dal prossimo. E non nel senso di non condividerle, ma semplicemente di non imporle.
E non chiedermi rispettarti, se tu per primo non rispetti la mia libertà di esprimermi come e quanto voglio, vestirmi come mi piace, fare quello che trovo giusto, dire quello che penso e andare via quando e dove mi pare.

Ogni rifermento all'Italia, la cui società risente ancora oggi della presenza del Vaticano, e al mondo arabo, la cui mentalità mi rende una persona ogni giorno peggiore, è puramente voluta.

lunedì 1 dicembre 2014

E poi.. Silenzio.

"Chi, mai, fermerà
la follia che nelle strade va?
Chi mai spezzerà
le nostre catene?
Chi da quest'incubo nero ci risveglierà?
Chi mai potrà?"

No, qui non esiste nessun Ken.
Siamo soli in questo mondo, circondati dalla follia. 
La follia dell'odio, la follia della rabbia, la follia della gelosia, la follia della perfidia, la follia del possesso, la follia della violenza.
La follia di chi, ancora una volta, uccide. 
La follia di chi, ancora una volta, uccide un bambino.
E no, nemmeno ora, neanche stavolta arriverà un eroe a salvarci. Non arriverà nessun dio a fare giustizia. Non esistono gli eroi. Non esistono gli dèi.
Esistiamo noi, e con noi esistono le conseguenze del nostro essere uomini. Uomini che è peggio che dire animali, uomini che è peggio che dire bestie, uomini che è peggio che dire mostri. Uomini che non ho il coraggio di chiamare uomini e non ho parole per chiamarli diversamente.
E' una tragedia da sommare a tutte le altre tragedie, è una tragedia che ci fa piangere, urlare, imprecare, soffrire. E' una tragedia che, tuttavia, prima o poi dimenticheremo; come abbiamo dimenticato le altre. 
Dimenticare è indispensabile, è la salvezza. Dimenticare per continuare ad amare la vita, per continuare a viverla come dovrebbe essere vissuta; dimenticare perchè non si può vivere ricordando quanta morte si ha nel cuore.

"L'aria s'incendiò, e poi.. 
Silenzio."
 
 

venerdì 28 novembre 2014

Date al cervello quel che è del cervello

Poeti, scrittori, romantici sognatori, pubblicitari, produttori di baci perugina e fanatici di San Valentino hanno fatto dell'amore una fonte di ispirazione e di guadagno, e del cuore simbolo per antonomasia dell'amore.
E' con il cuore che la gente soffre, ama, gioisce, si spaventa, si preoccupa, si prende di ansia. E' con innumerevoli peluches a forma di cuore che i ragazzi tempestano le tanto amate fanciulle e con cuoricini scarabocchiati qua e là che le ragazze esprimono tutto il loro amore.
Ma l'amore, cos'è?
Non voglio passare per la solita cinica distruttrice di sogni e di speranze, voglio piuttosto aprire le porte ad una concezione delle emozioni più veritiera e, a mio parere, più stupefacente.
La sede del sentimento è attribuita al cuore perchè la percezione che noi abbiamo delle nostre emozioni, spesso arriva da lì. Quando abbiamo paura, quando siamo ansiosi o emozionati, quando amiamo qualcuno il battito del nostro cuore accelera. Da qui ad attribuire al cuore il duro compito di generare le emozioni, però, ce ne vuole!
La frequenza cardiaca, ovvero il numero di battiti per unità di tempo, è controllata dal sistema nervoso autonomo: quello simpatico/ortosimpatico (che l'aumenta) e quello parasimpatico (che la dimiuisce). In momenti di forte ansia o paura entra in gioco l'adrenalina, ormone secreto dalle ghiandole surrenali e neurotrasmettitore tipico del sistema nervoso simpatico. E', infatti, l'adrenalina a causare un aumento della frequenza cardiaca e la produzione di quest'ultima dipende dal cervello. 
Un altro importante gestore delle emozioni è l'amigdala (con cui ho un conto in sospeso, perchè mi fece sbagliare una risposta ad un test di educazione fisica del liceo); essa è la parte del cervello che gestisce le emozioni, soprattutto la paura e l'ansia, ed è colei che invia impulsi all'ipotalamo per l'attivazione del sistema nervoso simpatico. Secondo uno studio pubblicato in The Journal of Neuroscience il volume dell'amigdala può variare da individuo a individuo e determina la risposta emotiva a determinate situazioni.
L'amore, quindi, insieme a tutte le altre emozioni, è dovuto ad una serie di impulsi che il nostro cervello genera. Il cuore invece è in un certo senso soggiogato da questi impulsi (e quindi, se vogliamo, dall'amore).

Concedo ai poeti e ai musicisti la licenza di utilizzare il cuore in senso metaforico, d'altra parte cuore-amore è un evergreen, una rima che non passa mai di moda e che permette (misteriosamente) il successo di canzoni strappalacrime; "cervello" è obiettivamente molto più difficile da piazzare in una poesia o in una canzone, anche se fa rima con gioiello, e questo non lo sottovaluterei.
Concedo ai fanatici del San Valentino, ai produttori di baci perugina, ai venditori di peluches e alle ragazzine innamorate l'utilizzo di cuori come simbolo, visto che anche a volerlo stilizzare un po' -il cervello- non credo che si riesca a tirar fuori qualcosa che non somigli al feto de la Cosa dei Fantastici 4 o ad un intestino tenue aggrovigliato.
Ciò che non concedo, invece, è la presunzione nel sostenere che le emozioni sono realmente frutto del cuore.

Amatevi, dunque, ma con la testa!

martedì 25 novembre 2014

Giornata Mondiale delle Giornate Mondiali

Questo post è dedicato alle Giornate Mondiali, nella speranza che facciano pure la Giornata Mondiale delle Giornate Mondiali.

Oggi da quel che dicono i post su Facebook, i giornali, i telegiornali, i negozianti e le donne è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Non voglio parlare nuovamente delle donne e dei loro presunti diritti, visto che l'ho già fatto (qui: Uguale a chi?), sebbene in minima parte; ciò che voglio è semplicemente focalizzare l'attenzione sulla quantità (e soprattutto la qualità) delle giornate mondialmente istituite.
Cominciamo da quelle un po' più sensate, per esempio quelle di carattere sanitario, vedi: giornata mondiale per i malati di lebbra, giornata mondiale della lotta al cancro, giornata mondiale del malato e giornata internazionale della salute (era discriminatorio escludere i sani? Oppure sono la stessa cosa detta in maniera diversa: giornata mondiale contro la malattia e giornata mondiale in favore della salute?), giornata mondiale dell'autismo, giornata mondiale della lotta alla leucemia, linfomi e mielomi (cancro era troppo generico), giornata mondiale del sordo e giornata mondiale della vista, giornata mondiale della salute mentale, giornata mondiale del diabete, giornata mondiale contro l'AIDS e, per finire, giornata mondiale delle persone con disabilità. Nulla da togliere alla gravità e all'importanza di ognuna di queste patologie, nulla da dire contro l'informazione, la sensibilizzazione e la ricerca ma è davvero necessario istituire una giornata mondiale per ognuna di esse? La giornata mondiale del malato e quella internazionale della salute che ci stanno a fare? Per quelli con il raffreddore? Tuttavia, posso accettare l'esistenza di queste giornate in quanto l'informazione non è mai troppa e i fondi per la ricerca nemmeno. 
Passiamo dunque a quelle di carattere drammatico, vedi: giorno della memoria, giorno del ricordo, giornata mondiale delle vittime dell'amianto, giornata internazionale dei bambini innocenti vittime di aggressioni (questa poi, innocenti!), giornata mondiale per le vittime di tortura, giornata internazionale della commemorazione del commercio degli schiavi e della sua abolizione (che bravi, l'hanno riunita in una sola.. ah no!), giornata internazionale per l'abolizione della schiavitù, giornata nazionale di solidarietà per il popolo palestinese e chi più ne ha, più ne metta (come avrete notato non ho citato la giornata mondiale della donna, perchè la digressione sulla sua recente metamorfosi in giornata mondiale della puttana ignorante sarebbe stata troppo lunga, oltre che misogina).
Anche qui, salvo qualche ripetizione, si può comprendere l'esistenza di tali giornate al fine di ricordare gli orrori e gli errori del passato, e non ripeterli più (non ci crede nessuno, però almeno ci proviamo).


Quello che veramente mi lascia a dir poco esterrefatta, è l'esistenza di alcune giornate mondiali istituite da qualcuno che era sicuramente strafatto (per esempio, in un momento di forte pentimento, la giornata internazionale contro l'abuso e il traffico illecito di stupefacenti). Ed eccole qui:

- La giornata internazionale della lingua madre: un po' come dire la giornata internazionale di tutti e di nessuno.
- La giornata mondiale della meteorologia: perchè?
- La giornata mondiale del disegno: io l'avrei chiamata giornata mondiale dello scarabocchio.
- La giornata mondiale della danza: questa è la mia preferita! Ora però voglio anche quella del pattinaggio sul ghiaccio, del curling, del golf, del badminton...
- Le giornate mondiali delle ostetriche (attenzione, solo le donne), dell'infermiere, degli studenti: e perchè, gli altri lavoratori son fessi?
- La giornata mondiale dell'igiene delle mani: è giusto, lavatevi sempre le mani; solo le mani.
- La giornata mondiale senza tabacco: vi consiglio di consumarlo tutto il giorno prima, alla mezzanotte del 31 Maggio le piantagioni di tabacco e il tabacco sparso in tutto il mondo si dissolvono nel nulla, ve lo assicuro.
- Giornata mondiale del bacio: conseguenza alla quale dovrebbero mettere la giornata mondiale della mononucleosi.
- Giornata mondiale della popolazione: un po' come quella della lingua madre.
- Giornate mondiali del bambino, della gioventù e delle persone anziane: se stai nel mezzo, sei fottuto.
- Giornata mondiale della riduzione dei disastri naturali: questa è scritta male, già me li vedo a tappare il cratere dell'Etna.
- Giornata mondiale della posta: e del piccione, no?
- Giornata mondiale contro la pena di morte: è davvero mondiale?
- Giornata mondiale della gentilezza: magari fosse vero!
- Giornata mondiale della tolleranza: leggi sopra.
- Giornata mondiale della televisione: guardate che passano Barbara D'Urso, poi non dite che non ne sapevate niente.
- Giornata mondiale del rifiuto della miseria: beh, mi rifiuto.


Prossimamente, in grande esclusiva:

- Giornata mondiale del mignolo sul comodino.
- Giornata mondiale dei piedi sopra i Lego.
- Giornata mondiale del gomito sullo spigolo.
- Giornata modiale del rutto liberatorio.
- Giornata mondiale delle bestemmia (liberatoria anch'essa).
- Giornata mondiale del 6 politico.
- Giornata mondiale del "ci vediamo la prossima sessione".
- Giornata mondiale del prediciottesimo.
- Giornata mondiale del grafico gnocca-pazza (The Hot/Crazy Scale).
- Giornata mondiale del BroCode.
- Giornata mondiale del "ti stavo giusto chiamando!".
- Giornata mondiale contro la fine della carta igienica.
- Giornata mondiale del paleoricordo (estinzione dei Velociraptor).
- Giornata mondiale delle mestruazioni.
- Giornata mondiale della sveglia.
- Giornata mondiale delle amnesie totali in seduta d'esami.
- Giornata mondiale della donna al parcheggio e del vecchietto sull'autostrada.
- Giornata mondiale del bambino capriccioso.
- Giornata mondiale della burocrazia italiana.
- Giornata mondiale della lotta affinchè questa casa diventi finalmente un albergo.

- Giornata mondiale del treno perennemente in ritardo che arriva puntuale l'unico giorno in cui: la sveglia non suona, ti alzi di fretta sbattendo il mignolo nel comodino, il gomito nello spigolo e mettendo il piede sui lego di tuo fratello capriccioso che ha finito la carta igienica il momento prima che entrassi in bagno; ti vengono le mestruazioni quando ormai sei fuori casa e hai dimenticato gli assorbenti, arrivi per un pelo alla stazione ma il bigliettaio si sta fumando la sigaretta e quindi il treno parte prima che tu riesca a fare il biglietto; prendi il treno successivo, arrivi in ritardo in seduta d'esami, il prof. scocciato ti fa sedere e ti fa la prima domanda: amnesia.
"Ci vediamo la prossima sessione."





Condividete con me, commentando, le vostre personalissime Giornate Mondiali!

sabato 22 novembre 2014

Mondo fallace, crudele e avverso

Ad una ventina di giorni dalla morte di Brittany Maynad, il clamore per la tanto discussa scelta della giovane non sembra essersi placato del tutto. Mentre il Papa sostiene che l'eutanasia, così come l'aborto e la fecondazione eterologa, sono l'espressione di una falsa compassione, persone di tutto il mondo cercano un piccolo angolo dove dire la propria opinione. 
L'eutanasia è da sempre un argomento che mi sta molto a cuore, forse per la sua incredibile delicatezza; è difficile per una persona sana e approssimativamente felice capire le ragioni che possano spingere qualcuno a scegliere di porre fine alla propria esistenza ed io stessa, da persona sana e approssimativamente felice, non lo capisco. Reputandomi una persona abbastanza empatica, sono quasi sempre riuscita a immedesimarmi nei pensieri altrui e nei loro dolori, e quasi sempre sono riuscita in qualche modo a comprendere le loro ragioni anche quando non le condividevo; tuttavia scegliere di morire per me rimane un mistero, qualcosa di inspiegabile che va contro ogni istinto naturale e ogni logica da me accessibile. 
La morte è da sempre un tormento per gli uomini, la maggior parte non si rassegna all'idea e cerca sollievo nella speranza di una vita ultraterrena, altri semplicemente cercano di pensarci il meno possibile per non cadere nel baratro profondo e senza via d'uscita della ricerca del senso della vita. Essendo la destinazione certa e inevitabile del viaggio di tutti gli esseri viventi, affrettare l'arrivo e perdersi il tragitto mi sembra una grande fregatura; è persino troppo breve per poter vedere tutto quel che c'è da vedere, per poter leggere tutto quello che c'è da leggere, per poter sapere tutto quello che c'è da sapere che ridurla ancor di più è come leggere le prime dieci pagine di Dieci piccoli indiani e poi saltare all'ultima pagina per vedere chi è l'assassino; pensate che Agatha Christie abbia scritto un intero libro solo per far sapere chi era l'assassino? Sarebbe bastata una pagina con nome e cognome, e avremmo tutti risparmiato tempo, soldi, alberi e inchiostro. 
Quello che succede nella testa di chi decide di non avere più nulla da fare su questa Terra, di non voler più vedere il mare, di non voler più sentire il cinguettio degli uccellini, di non voler più tentare -gesticolando e incespicando in una lingua che non conosce- di farsi spiegare la strada per Le Sacré Cœur, di non voler più provare l'arpeggio di Stairway to Heaven, di non voler più avere l'occasione di ridere fino alle lacrime quando qualcuno inciampa e ruzzola per le scale è incomprensibile per le menti che ne stanno fuori. 
E, come sempre, purtroppo, ciò che non si comprende si condanna. 
La storia di Brittany è ben diversa dalle altre storie, è molto più tragica e merita un attimo di riflessione. Non si tratta di decidere se la scelta di morire sia giusta o sbagliata, in questo caso non esiste giusto o sbagliato. La ragazza era "destinata" (trattare questo termine con cautela) a morire nel giro di qualche mese tra atroci sofferenze a causa di un tumore al cervello, e non serve essere medici per capire che non si tratta di una polmonite. E il Papa mi sta a dire che non augurare una morte dolorosa a breve termine ad una persona è una falsa compassione? La sua, di compassione, invece è vera? La compassione di chi si siede su un trono, sputa sentenze basate su un libro scritto chissà quando da chissà chi e affida le disgrazie e i dolori altrui nelle mani di un Dio a cui lui crede?  Al telegiornale, d'altra parte, si sente solo quello che dice il Papa e non c'è l'ombra di una qualsiasi controparte, lui parla e noi dobbiamo starlo a sentire anche se quello che dice e pensa non ci interessa minimamente. Siamo in un Paese costituzionalmente laico che di laico non ha niente. 
Non possiamo giudicare la scelta di Brittany giusta o sbagliata per il semplice fatto che non ci riguarda, è una scelta che lei ha fatto della sua vita e solo lei ha il diritto di giudicarla. Non ha ripercussioni su di noi, al massimo ha qualche ripercussione sulla sua famiglia che tra l'altro alla fine l'ha anche accettata e appoggiata. Come vi sentireste se qualcuno venisse a giudicare le scelte che prendete nella vostra vita? Se il mondo stesse lì a discutere se è giusto o sbagliato che voi abbiate scelto di fare l'avvocato o il contadino? Che voi abbiate deciso di sposare una donna o rimanere soli per la vita? Chissenefrega! E' la vostra vita e nessuno può permettersi di intromettersi. Io non lo permetterei a nessuno. 
Quindi io non vi dirò se concordo o meno sulla scelta di Brittany, non so nemmeno cosa avrei fatto al suo posto; quello che so è che non spetta a me dire cosa è giusto o sbagliato. E non spetta a nessuno di voi. 
Ci sono cose che non possono essere capite se non le si vive personalmente ed è per questo che decisioni su tali avvenimenti non possono essere lasciate nelle mani di chi non ha la minima idea di come ci si sente. 
Non capisco perchè è così difficile lasciare la gente libera, non riesco proprio a capire perchè pretendiamo che gli altri si comportino secondo le nostre regole e la nostra morale, come se fosse l'unica possibile e l'unica legittima.

L'eutanasia non è un'opportunità che va data solo alle persone che, come Brittany, non hanno più la speranza di guarire e di vivere serenamente, è un'opportunità che va data a tutti. Questo non vuol dire che dev'essere alla mercé di tutti, sono necessari controlli, psicologi e tutte le precauzioni che una cosa di un peso così grande necessita. E' giusto che si faccia il possibile per evitare una tale tragedia e probabilmente molti suicidi verrebbero evitati, la gente invece di uccidersi nei modi tradizionali andrebbe a cercare una morte più dolce e prima di di tutto riceverebbe sostegno e aiuto, magari cambierebbe idea. E anche se non cambiasse idea, potrebbe avere una morte più dignitosa e nessuno avrebbe il terribile compito di tirare giù un corpo dal cappio, cercare pezzi sparpagliati tra i binari o nel cemento sotto un grattacielo.
E' vero che nessuno è in grado di sopportare l'idea di perdere chi ama, ma è anche vero che è meno traumatico vedere i propri cari morti serenamente in un letto che appesi al lampadario della cucina. Sono immagini che restano per sempre.
Vietare l'eutanasia non ha mai impedito ad una persona disperata di togliersi la vita, gliel'ha soltanto reso più difficile. Dare la possibilità a qualcuno di morire in serenità, vuol dire dargli anche la possibilità di essere seguito e curato da persone competenti. Vuol dire dargli un'altra opportunità, l'occasione di capire che sta sbagliando. E se non dovesse cambiare idea, è bene iniziare a farsene una ragione. Alcuni dicono che la vita è un dono, che dono è se diventa un obbligo?

Live and let die
Mai parole furono più appropriate. 




Novembre 2013
Follia. Ignota, misteriosa, incomprensibile, che celò la deludente disfatta e mascherò la riprovevole realtà; che ti spinse verso l’ignoto epilogo di una disperata esistenza o verso l’inizio certo di un interminabile nulla.
Paura nascosta sotto ogni centimetro di pelle, solitudine temuta dopo la sua infinita ricerca, consapevolezza di un mondo fallace, crudele e avverso. Avverso, eppure, fu il fato che intrecciò con destrezza i suoi fili peggiori realizzando la trama di un’ingiusta tragedia. O avverso, forse, fu l’Uomo che non tentò mai di capire la fragilità e la disumana forza di un pensiero. Futile, adesso, la frustrante ricerca di una colpevolezza su cui riversare la desiderata condanna. E labile, domani, sarà il ricordo del tuo dolce sorriso.
  
Per te, nella speranza che tu abbia trovato la serenità che questa vita non ha saputo darti.
 

venerdì 21 novembre 2014

Uguale a chi?

Di tutti i luoghi comuni di cui siamo imbottiti ogni giorno, uno in particolare quest'oggi attira la mia attenzione: le donne non sanno mai quello che vogliono. Questa specie di dogma inespugnabile, diventato slogan ufficiale dell'uomo medio che fallisce nel rapporto con l'altro sesso, viene tirato in ballo ogni volta che una perplessità femminile non viene compresa. D'altra parte non sarebbe la prima volta che qualcosa di incomprensibile viene giustificato con dogmi di dubbia logicità, basti pensare a Zeus e la sua ciurma chiamati in causa per motivare misteriosi fenomeni atmosferici; e non è nemmeno necessario andare così indietro nel tempo per scovare dèi a cui si aggrappa la beata ignoranza.
Tuttavia, il mio intento di scagionare le donne da questa infame accusa viene destabilizzato dalle iniziative di queste stesse creature -mistiche- capaci di impersonare infinite personalità, contemporaneamente. Mi riferisco soprattutto a quelle che amano definirsi femministe, parola di cui si riempiono la bocca perchè non sono in grado di inventarne una nuova per indicare il loro reale pensiero. Femminista, nella lingua italiana, significa seguace del femminismo e con femminismo si intende -come da dizionario- : "Movimento sorto nell'Ottocento che propugna la perfetta parità di diritti fra la donna e l'uomo." Questo, alcune femministe, non l'hanno capito (o molto più furbamente hanno finto di non capirlo) e portano avanti una battaglia che nulla ha a che fare con la parità sociale, giuridica e politica ma che, al contrario, preme verso una differenziazione ancora più netta tra quelli che sono i diritti degli uomini e quelli delle donne. 
Le riconosci perchè parlano di giustizia, di uguaglianza, di parità e nello stesso tempo trovano assolutamente equa l'esistenza delle quote rosa. Guai a toccar loro le quote rosa! Quei posti spettano loro per chissà quale concezione di parità, secondo la quale si è costretti ad avere un tot di donne e un tot di uomini al 50%, di conseguenza si può arrivare al punto di dover scegliere una donna incompetente piuttosto che un uomo competente, solo perchè quel posto è riservato al sesso femminile o viceversa, un uomo incompetente piuttosto che una donna competente, perchè il reparto femminile è saturo. Meritocrazia è forse un concetto troppo complesso per essere applicato e data la passata (ma anche attuale) discriminazione del sesso femminile, la soluzione non è stata quella di spingere verso un mondo che premia davvero i migliori ma verso un mondo che, contro tutte le leggi della statistica, pensa che i migliori siano sempre metà uomini e metà donne. Per ovviare il problema della scelta di un peggior uomo su una miglior donna, si è deciso di scegliere uomini e donne peggiori. E questo, effettivamente, sebbene un disastro, è equo. 
Le riconosci, le paladine della giustizia, perchè sono nelle piazze a raccogliere firme e protestare contro il femminicidio. Perfino quando si parla di omicidio, sentono il bisogno di distinguerne la tipologia, come se la violenza non fosse da condannare a priori e come se gli uomini non fossero mai stati uccisi da mogli gelose. Se glielo fai notare, quel che ti rispondono è che "Qualsiasi violenza va condannata ma questo fenomeno si sta diffondendo sempre di più e dobbiamo fare qualcosa per fermarlo". Per esempio non sposare un violento? Ciò che tuttora non capisco è se queste donne soffrono di manie di protagonismo, di vittimismo o semplicemente di inferiorità.
Le riconosci, infine, perchè sono le stesse che la sera, dopo la protesta, si indignano se il disgraziato di turno non offre loro la cena e poi gli chiedono di posticipare il cinema al martedì perchè le donne pagano di meno. 


"Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali." 
Lorenzo Milani