Di tutti i luoghi comuni di cui siamo imbottiti ogni giorno, uno in particolare quest'oggi attira la mia attenzione: le donne non sanno mai quello che vogliono. Questa specie di dogma inespugnabile, diventato slogan ufficiale dell'uomo medio che fallisce nel rapporto con l'altro sesso, viene tirato in ballo ogni volta che una perplessità femminile non viene compresa. D'altra parte non sarebbe la prima volta che qualcosa di incomprensibile viene giustificato con dogmi di dubbia logicità, basti pensare a Zeus e la sua ciurma chiamati in causa per motivare misteriosi fenomeni atmosferici; e non è nemmeno necessario andare così indietro nel tempo per scovare dèi a cui si aggrappa la beata ignoranza.
Tuttavia, il mio intento di scagionare le donne da questa infame accusa viene destabilizzato dalle iniziative di queste stesse creature -mistiche- capaci di impersonare infinite personalità, contemporaneamente. Mi riferisco soprattutto a quelle che amano definirsi femministe, parola di cui si riempiono la bocca perchè non sono in grado di inventarne una nuova per indicare il loro reale pensiero. Femminista, nella lingua italiana, significa seguace del femminismo e con femminismo si intende -come da dizionario- : "Movimento sorto nell'Ottocento che propugna la perfetta parità di diritti fra la donna e l'uomo." Questo, alcune femministe, non l'hanno capito (o molto più furbamente hanno finto di non capirlo) e portano avanti una battaglia che nulla ha a che fare con la parità sociale, giuridica e politica ma che, al contrario, preme verso una differenziazione ancora più netta tra quelli che sono i diritti degli uomini e quelli delle donne.
Le riconosci perchè parlano di giustizia, di uguaglianza, di parità e nello stesso tempo trovano assolutamente equa l'esistenza delle quote rosa. Guai a toccar loro le quote rosa! Quei posti spettano loro per chissà quale concezione di parità, secondo la quale si è costretti ad avere un tot di donne e un tot di uomini al 50%, di conseguenza si può arrivare al punto di dover scegliere una donna incompetente piuttosto che un uomo competente, solo perchè quel posto è riservato al sesso femminile o viceversa, un uomo incompetente piuttosto che una donna competente, perchè il reparto femminile è saturo. Meritocrazia è forse un concetto troppo complesso per essere applicato e data la passata (ma anche attuale) discriminazione del sesso femminile, la soluzione non è stata quella di spingere verso un mondo che premia davvero i migliori ma verso un mondo che, contro tutte le leggi della statistica, pensa che i migliori siano sempre metà uomini e metà donne. Per ovviare il problema della scelta di un peggior uomo su una miglior donna, si è deciso di scegliere uomini e donne peggiori. E questo, effettivamente, sebbene un disastro, è equo.
Le riconosci, le paladine della giustizia, perchè sono nelle piazze a raccogliere firme e protestare contro il femminicidio. Perfino quando si parla di omicidio, sentono il bisogno di distinguerne la tipologia, come se la violenza non fosse da condannare a priori e come se gli uomini non fossero mai stati uccisi da mogli gelose. Se glielo fai notare, quel che ti rispondono è che "Qualsiasi violenza va condannata ma questo fenomeno si sta diffondendo sempre di più e dobbiamo fare qualcosa per fermarlo". Per esempio non sposare un violento? Ciò che tuttora non capisco è se queste donne soffrono di manie di protagonismo, di vittimismo o semplicemente di inferiorità.
Le riconosci perchè parlano di giustizia, di uguaglianza, di parità e nello stesso tempo trovano assolutamente equa l'esistenza delle quote rosa. Guai a toccar loro le quote rosa! Quei posti spettano loro per chissà quale concezione di parità, secondo la quale si è costretti ad avere un tot di donne e un tot di uomini al 50%, di conseguenza si può arrivare al punto di dover scegliere una donna incompetente piuttosto che un uomo competente, solo perchè quel posto è riservato al sesso femminile o viceversa, un uomo incompetente piuttosto che una donna competente, perchè il reparto femminile è saturo. Meritocrazia è forse un concetto troppo complesso per essere applicato e data la passata (ma anche attuale) discriminazione del sesso femminile, la soluzione non è stata quella di spingere verso un mondo che premia davvero i migliori ma verso un mondo che, contro tutte le leggi della statistica, pensa che i migliori siano sempre metà uomini e metà donne. Per ovviare il problema della scelta di un peggior uomo su una miglior donna, si è deciso di scegliere uomini e donne peggiori. E questo, effettivamente, sebbene un disastro, è equo.
Le riconosci, le paladine della giustizia, perchè sono nelle piazze a raccogliere firme e protestare contro il femminicidio. Perfino quando si parla di omicidio, sentono il bisogno di distinguerne la tipologia, come se la violenza non fosse da condannare a priori e come se gli uomini non fossero mai stati uccisi da mogli gelose. Se glielo fai notare, quel che ti rispondono è che "Qualsiasi violenza va condannata ma questo fenomeno si sta diffondendo sempre di più e dobbiamo fare qualcosa per fermarlo". Per esempio non sposare un violento? Ciò che tuttora non capisco è se queste donne soffrono di manie di protagonismo, di vittimismo o semplicemente di inferiorità.
Le riconosci, infine, perchè sono le stesse che la sera, dopo la protesta, si indignano se il disgraziato di turno non offre loro la cena e poi gli chiedono di posticipare il cinema al martedì perchè le donne pagano di meno.
"Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali."
Lorenzo Milani
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