martedì 13 gennaio 2015

Allah Akbar

Mi ero ripromessa di non parlare di religione, di lasciar perdere, lasciar correre, di non pensarci. Eppure, incredibilmente la religione mi perseguita; e no, non mi riferisco ai classici metodi di persecuzione, mi riferisco a quel sentire continuamente parlare di religione. Ininterrottamente.
Io non so se gli altri si sentono perseguitati psicologicamente da tutti questi uomini che con la scusa di parlare di dèi parlano di tutt'altro, ma io comincio ad avvertire una certa pressione mentale: accendo la tv il lunedì e in tutti i telegiornali si parla dell'Angelus, guardo scherzi a parte e ci trovo Paolo Brosio in lacrime perché crede di star parlando col Papa, prendo un programma qualsiasi del pomeriggio e si parla di miracoli e miracolati; e ora, ovviamente, dopo l'attentato al Charlie Hebdo, non sento altro che "Allah Akbar". 
Cristiani che accusano i musulmani di essere terroristi, musulmani che accusano i cristiani di essere ignoranti, atei che insultano musulmani, cristiani ed ebrei (giusto perché delle altre religioni non se ne sente parlare) di essere dei creduloni, pseudocredenti di un qualche spirito divino che accusano gli atei di oltraggio.
Mi ero ripromessa di non parlare di religione per tantissimi motivi ma tante volte sono stata sul punto di infrangere questa mia promessa. Ho spesso sentito accusare gli atei di non far altro che parlare di religione nonostante non credano nell'esistenza di dio ed è un'accusa che mi sento di accogliere a braccia aperte, perché è vera; io parlo di religione ogni qual volta ce n'è l'occasione e, udite udite, non lo faccio solo per infastidire (come credono) i religiosi ma spesso e volentieri lo faccio con altri atei. Parlo di religione perché è affascinante e ne parlo con gli atei perché con loro (ma devo ammetterlo, anche con credenti di cui ho molta stima) posso parlarne a 360°; quello con bigotti invece mi sembra il discorso di un'idiota che si fa censurare da un idiota che censura e si autocensura. 
E parlo di idioti, perché solo gli idioti possono privarsi della libertà di pensare
E dunque sì, io credo che la religione si affascinante! Tutte quelle storie e soprattutto tutta la gente che crede a quelle storie. La storia della creazione del mondo, Adamo ed Eva, Abramo e Isacco, Giacobbe e i fratelli, la torre di Babele.. e potrei continuare all'infinito! Tantissime storie che hanno soggiogato milioni di persone per generazioni e generazioni. E pensare che io conosco solo quelle cristiane.. Che spreco! Comunque criticare un ateo perché parla di religione è un po' come criticare un adolescente perché discute con il suo compagno di banco del Signore degli Anelli o criticare due intellettuali perché parlano di filosofia
Dunque oggi rompo la promessa e parlo di religione. Perché? Perché mi sono appena resa conto del fatto che la religione è una scusa, è una scusa a tutto. E non ho voglia di star qui a parlare se l'attentato sia un complotto architettato per motivi che vanno al di là di quello che possiamo immaginare o se sia effettivamente quello che i media ci dicono, e non ne voglio parlare perché dire che sono atea è riduttivo. Dire che sono atea mi limita, e io detesto quando si cerca di limitarmi. Non lo so se di tutte le ipotesi che ho sentito su quest'ultimo attentato, sull'attentato alle Torri Gemelle, ne esista una che si avvicini in qualche modo alla realtà; non lo so, non so che pensare, non so a chi credere, non so che idea farmi. Questo mi spiazza: non avere un pensiero, un'idea, non avere qualcosa in cui credere, perché tutti abbiamo bisogno di qualcosa in cui credere; però mi sento così piccola di fronte a tutto questo che credere a qualcosa per fede e non per logica non sarebbe altro che fare di un pensiero politico-sociale una religione. 
Rompo la promessa e parlo di religione perché mi sono appena resa conto che non si parla più di dio o forse non se n'è mai parlato; si parla solo di quello che si fa in nome di dio, per dio, tramite dio. Si parla di uomini che credono in dio, di uomini che credono che il loro dio pensi questo o quello, di uomini che dicono che dio voglia questo o quest'altro e usano dio per ottenere quello che loro vogliono.
Quindi vi dico che sarebbe bello poter parlare di religione, tutti insieme, e dirci in cosa crediamo, in cosa speriamo; confessare che cosa vorremmo che ci fosse.
Smettiamola di uccidere gli altri con la scusa che vogliamo salvarli e accettiamo il fatto che molti semplicemente non vogliono essere salvati, e teniamo in considerazione l'ipotesi che forse non c'è nulla da cui essere salvati. Non chiudiamo le nostre menti tra i paletti imposti da un libro e non chiudiamo le nostre menti nemmeno tra i paletti del nulla assoluto, lasciamole libere di sognare e di ipotizzare, immaginare.
Quello in cui credo (o non credo) non deve impedirmi di pensare ad altro; impariamo a farci delle domande, a darci delle risposte, a confutare quelle risposte e a darcene altre.

Ma soprattutto, per favore, qualunque sia il dio cui credi, tieni le tue convinzioni e le tue idee lontane dalla società e dal prossimo. E non nel senso di non condividerle, ma semplicemente di non imporle.
E non chiedermi rispettarti, se tu per primo non rispetti la mia libertà di esprimermi come e quanto voglio, vestirmi come mi piace, fare quello che trovo giusto, dire quello che penso e andare via quando e dove mi pare.

Ogni rifermento all'Italia, la cui società risente ancora oggi della presenza del Vaticano, e al mondo arabo, la cui mentalità mi rende una persona ogni giorno peggiore, è puramente voluta.

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